Navigare la mappa dell’umanità

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Photo credit to: Ezzah Graphy

Navigare le mappa dell’umanità…
per un futuro possibile.

L’antropologo indiano, Arjun Appadurai, affermava che la fantasia e l’immaginazione sono lo strumento per costruire le opportunità e le possibilità del futuro.
Immaginazione, speranza e aspirazione permettono di navigare la mappa delle opportunità in cui, come afferma la sociologa e ricercatrice Annalisa Buffardi nel suo libro Futuri possibili, il perseguimento degli obiettivi necessari rappresenta un elemento culturale costruito tra la forza della tradizione e la capacità di riconoscere come percorribili nuove strade (Buffardi 2020).

«Particolarmente nella vita della gente comune, il personale archivio di ricordi, sia materiale che cognitivo, non riguarda solo o principalmente il passato, ma la fornitura di una mappa per negazione e per forgiare nuovi futuri».
(Appadurai 2014)

Un futuro incerto.
Difficile.
Dis-umano.

Un’urgenza umana che si estende come manifesto del ritornare umani, e che si espande attraverso l’interconnessione tra spazio digitale e spazio fisico.
Spazi resi possibili dall’utilizzo di strumenti — come lo smartphone — intesi come estensioni della nostra quotidianità, capaci di scuotere le menti e indurle a cambiare l’oggi per costruire un nuovo domani.

Soprattutto alla luce della posizione odierna degli Stati Uniti, delle guerre e dei conflitti in Palestina (Gaza), in Ucraina, in Russia e in Sudan, dell’invasione del Venezuela, e di una panoramica globale che conta oggi cinquantasei conflitti in corso.

Un presente che non ci permette di immaginare alcun futuro, lasciandoci in bocca un sapore amaro e una sfiducia viva.
Persistente.

Viviamo nell’era digitale, in cui tutte/i/ə abbiamo la possibilità di informare, informarci e conoscere ciò che accade a livello globale: non possiamo più voltare lo sguardo altrove.
Il presente è un agglomerato di preoccupazioni, di terrore, di guerre, in cui il passato — quel famoso archivio di memorie — non ha permesso, realmente e fino in fondo, a molti, di comprendere quanto le gesta “umane” abbiano condotto all’annientamento dell’essere.

Ricordiamo il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, monito per rammentare le vittime della Shoah, delle leggi razziali e dei crimini nazifascisti; il movimento Black Lives Matter, nato nel 2013 in seguito all’assoluzione di George Zimmerman dopo l’omicidio dell’afrostatunitense Trayvon Martin; le proteste quotidiane negli USA per l’uccisione di Alex Pretti e Renee Good da parte dell’ICE; o ancora Davide Borgione, caduto dalla bicicletta a Torino, a cui non è stato prestato soccorso, mentre alcuni sciacalli hanno preferito derubarlo, attribuendo più valore ai suoi effetti personali che alla sua esistenza.

Avvenimenti di una realtà aberrante che ci spiazza, ci spezza, ci disfa e ci urla quanto abbiamo bisogno di cambiare rotta e di incoraggiare a navigare le mappe dell’umanità e  di opportunità in cui esistano la pace, la responsabilità e, soprattutto, il necessario bisogno di ritornare umani.
Forse lo abbiamo dimenticato.
Abbiamo smesso di avere speranza e fiducia in un futuro possibile, in cui i sogni possano definirsi respiro e non pretesto di violenza e morte.

Le immagini circolano inesorabili sul web, non solo sui nostri smartphone, ma nella nostra mente e nella nostra anima: le assorbiamo, modellando noi stessi e le persone del domani.
La violenza entra nelle nostre case, nella quotidianità, nelle parole, e sebbene l’informazione richiami ciò che la storia ci ha insegnato a non ripetere, continuiamo a commettere gli stessi errori, supportando atrocità.

Mi rivolgo allora a tutte/i/ə voi che state leggendo le parole di un essere umano stanco di queste atrocità, ma che non si arrende poiché credo fortemente che ognuno di noi possa ambire a essere una voce che diffonde pace e consapevolezza, che induce a ragionare chi non desidera farlo e che tende la mano a chi ha bisogno d’aiuto, senza volgergli le spalle.

Non siamo eroi né eroine, ma persone che hanno come superpotere la paura che si trasforma in coraggio di parlare, la sfiducia in speranza e l’odio in amore.

Bisogna ritornare umani e, soprattutto, tornare a sognare un futuro in cui, proprio come il piccolo Claudio nelle «Favole al telefono» di Gianni Rodari, il bastone ceduto da un anziano diventa strumento di volo, capace di aprire nuove scenografie, panorami e mondi migliori.

«Tienilo, tienilo. Che cosa me ne faccio, ormai, di un bastone? Tu ci puoi Volare, io potrei solo appoggiarmi». (Rodari 1962, p. 56).

Questo presente articolo nasce da un’urgenza umana, come una pagina di un diario di vita, scritto con l’intento di incoraggiare a navigare le mappe dell’umanità e a far incontrare l’ombra con la luce: un bagliore luminoso su un mondo diverso, una mano tesa, una voce per chi non la possiede, un insieme capace di rivoluzionare l’odierno scacciando il terrore.

Ritorniamo Umani.
Ritorniamo a esserlo Insieme.

Un profondo ringraziamento alla Sociologa e Professoressa Annalisa Buffardi per essere fonte di ispirazione, per il suo supporto e per il profondo impatto che ha nella mia esistenza. La ringrazio inoltre per avermi permesso di inebriarmi del suo libro Futuri possibili (2020), donandomi la possibilità di rendere parola pensieri che desideravano prendere forma.

Articolo scritto da: Luana Cotena


Bibliografia:

Appadurai, Arjun (2014), Il futuro come fatto culturale. Saggi sulla condizione generale, Milano, Raffaello Cortina.
Buffardi, Annalisa (2020), Futuri Possibili, Napoli, Egea.
Rodari, Gianni (1962), Favole al telefono, Torino, Einaudi.

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